La barca in secca 

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Olmedo è situato nella Nurra, alle pendici del monte Rosso. Il suo territorio fu abitato sin da epoche remote, come dimostrano i numerosi nuraghi presenti nella zona. Il toponimo del paese deriva dai termini Ulimu (olmo) e Ulmetum (olmeto, foresta di olmi) per la presenza in passato di un bosco di olmi, dei quali ancora oggi si possono ammirare alcuni esemplari.

Abitanti: 4000
Superficie: kmq 33,53
Municipio: piazza Nostra Signora di Talia - tel. 079 9019000
Cap: 07040
Guardia medica: (Alghero) - tel. 079 950613
Polizia municipale: piazza N.S. di Talia - tel. 079 9019010
Biblioteca: largo Colombo - tel. 079 9577153
Ufficio postale: via Vittorio Emanuele II, 10 - tel. 079 902231

Storia

Pur non avendo datazioni certe, il territorio olmedese fu sede di insediamenti umani fin da epoche remote. A testimonianza di ciò vi sono diverse domus de janas, la necropoli di Santu Pedru, il villaggio preistorico di Pulpazose e il ritrovamento di bronzetti nuragici presso la Villa Romana di Talia e nel Camposanto. Numerosi anche i nuraghi, alcuni dei quali si presentano parzialmente integri, come il nuraghe Coinzolu e il nuraghe Mannu.
Il monumento più interessante è il complesso megalitico di Monte Baranta, situato nell'omonimo colle e conosciuto anche col nome di Su Casteddu.

Le origini del toponimo, Ulimu (olmo) di derivazione nuragica e Ulmetum (olmeto) di origine latina, sono legate al bosco di olmi che si trovava in prossimità del villaggio, attraversato dalla strada che da Sassari conduceva ad Alghero.

Il Condaghe di Silki del XIII secolo documenta che, nel Medioevo Ulumetu, nonostante fosse solo un piccolo borgo, fu capoluogo di curatoria e appartenente al giudicato di Torres. Ciò testimonia l'importanza della Villa fin dai tempi più remoti.

Nel XIV secolo Olmedo fu coinvolto prima nella guerra tra il regno d'Aragona e i Doria e successivamente tra questi ultimi e il regno d'Arborea, che lo conquistò stabilmente nel 1336.
Passata sotto il dominio aragonese la Villa divenne presto un feudo; in seguito passò di mano in mano ai diversi signori locali.

Di sicuro si conosce che Ulumetu o Ulumetum venne distrutta nel 1540 a causa di incursioni e razzie di saraceni, all'epoca assai frequenti sul territorio isolano.

Agli inizi del XVII secolo, divenuto ormai un luogo insicuro e soggetto ai frequenti attacchi dei pirati, il paese si spopola.
Solo con l'arrivo degli Amat, che detennero il potere per circa un secolo, inizia una lenta ripresa.

Dal 1821 al 1848 Olmedo fece parte della provincia di Alghero. Con l'abolizione delle Province entrò a far parte della divisione amministrativa di Sassari per diventarne parte integrante nel 1859.

Il centro storico di Olmedo è caratterizzato da case elementari per lo più basse e senza cortile, con le vie disposte parallelamente.
L'abitato presenta una grande concentrazione di monumenti architettonici, come la splendida chiesa romanico-pisana di Nostra Signora di Talia, risalente al XII secolo.

Tradizioni
Particolarmente sentita è la festa tradizionale dedicata alla Madonna di Talia che vede ogni anno una grande partecipazione popolare.
Un'antica leggenda narra che in località Talia un gruppo di contadini algheresi e olmedesi ritrovarono una statua raffigurante la Vergine. Essi si contesero il simulacro della Santa, che venne collocata su un carro di buoi che rifiutarono ostinatamente di muoversi verso Alghero, dirigendosi invece decisi verso Olmedo.

Tipico del luogo è il vestito tradizionale sardo, di cui si perse traccia intorno al 1900, ma diversi documenti (vecchie fotografie, esemplari di indumenti singoli, la memoria popolare) ne hanno permesso una ricostruzione attendibile.
Il costume femminile di gala è costituito da una camicia ricamata (camisa), un busto (imbustu) sopra il quale viene indossato un giubbetto (corittu), una gonna in panno nero (punnedda) lunga sino alle caviglie, un grembiule (panneddu) sempre di colore scuro (nero, marrone, viola), e infine un copricapo (muncaloru) ricamato sull'orlo con motivi floreali e geometrici.
L'abito maschile è invece composto da una camicia (bentone), un gilet (coppette), dei calzoni d'orbace nero (pantalones), un copricapo di panno nero (berretta) e una giacca (cappottinu).

Una delle più antiche tradizioni olmedesi è quella legata alla lavorazione del pane. In occasione di particolari cerimonie, come ad esempio battesimi e matrimoni, il pane, finemente ricamato e ornato con particolari elementi, abbelliva le tavole imbandite dei banchetti.
Oggi, questo pane variamente decorato con fiori, uccelli, cuori e figure stilizzate, viene lavorato dalle esperte mani delle panificatrici olmedesi, recuperando e rinnovando le antiche tradizioni.

Il Presepe di Pane è una delle produzioni più interessanti. Il pane viene modellato nei minimi dettagli, assumendo le diverse forme del paesaggio e dei personaggi che animano la sacra rappresentazione del Natale.

Territorio
Situato alle pendici del Monte Rosso, a 69 metri sul livello del mare, il territorio di Olmedo si estende fino ai confini della Nurra.
Si passa da un paesaggio pianeggiante, costituito da terreni alluvionali, ad uno collinare che raccorda le alture vulcaniche.

Verso Oriente si trovano diversi altopiani, tra cui spicca il Monte Rosso con i suoi 236 metri e l'altopiano di Pischina Manna alto 238 metri.

A Ovest del territorio si trova il rio Sardino-Su mattone mentre a Sud-Est il rio Medadu. Questi corsi d'acqua nascono entrambi nell'altopiano Su Cuile de sos Porcos e si ricongiungono a Sud, sul limite del territorio comunale, dando vita al rio Sassu.

La vegetazione prevalente è costituita dalle foreste di lecci, sughere.
Lentisco, corbezzolo, oleastro, erica, ginepro, cisti e mirto compongono la macchia mediterranea, ma si trovano anche altre piante caratteristiche come la ginestra, l'euforbia, l'alloro, il caprifico, la palma nana, il carrubo, l'oleandro, l'olivastro e naturalmente l'olmo.

La fauna è particolarmente variegata: volpi, cinghiali, lepri e numerose specie di uccelli quali il falco grillaio, lo sparviero, la tordela e il grifone.
Lungo le sponde dei maggiori corsi d'acqua, si possono ammirare anatre, germani reali, moriglioni, mignattini, marzaiole, alzavole e gabbiani.

Economia
L'attività economica più rilevante è l'allevamento ovino, con produzione di pecorino, "ricotta mustia" e Bonassai, un formaggio tipo caciotta, ma dalla caratteristica forma rettangolare, che prende il nome dall'omonima località di Olmedo in cui ha sede l'Istituto Zootecnico e Caseario per la Sardegna, che ne ha dato avvio per la produzione.
Grazie alle caratteristiche fisiche del suolo e alla disponibilità di risorse idriche, l'agricoltura è un settore fondamentale nell'economia del paese. Tra le produzioni orticole, la più importante è quella del pregiato carciofo spinoso sardo.

 

 

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